A cena fuori con i bimbi: divertirsi senza tecnologia

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Tabata ha appena lanciato la campagna #siamogenitori per aiutare i genitori ad intrattenere i bambini fuori casa senza l’utilizzo di iPhone e tablet. Aderisco con grande entusiasmo a questa importante campagna e vi propongo qualche idea pratica per divertirsi a cena fuori, senza tecnologia, con i bambini.

Vi invito a leggere i dettagli della campagna e partecipare utilizzando l’hashtag #siamogenitori

A cena fuori con i bimbi: divertirsi senza tecnologia

Troppo spesso nei locali vedo bambini di ogni età seduti immobili a mangiare in silenzio fissando un punto. Mi chiedo come mai siano così silenziosi e regolarmente scorgo davanti a loro uno schermo che li strega, li fa stare “zitti, fermi e buoni”. Ma che senso ha? Da quando noi genitori ci siamo convinti che un video sia meglio della famiglia che abbiamo creato? Che una app possa prendere il nostro posto a tavola? Perché deleghiamo fino a questo punto? Perché non cogliamo gli aspetti – anche faticosi – dell’essere genitori e li trasformiamo in occasioni per essere felici?

Basta trovare scorciatoie, basta far credere ai nostri bambini di essere così difficili da dover essere scaricati ad un device tecnologico.

La vita, le persone, il cibo e una tavola ben apparecchiata sono gli ingredienti magici di una cena di famiglia. I bambini meritano di godere di tutti questi aspetti, senza essere catalizzati da un tablet che li estranea da tutto il resto.

I nostri bambini non hanno bisogno di un dialogo famigliare ridotto, inconsistente o inesistente ma di una conversazione serena e inclusiva.

Non meritano di mangiare distratti ma di apprezzare quello che offre la tavola.

Non desiderano genitori iperconnessi e distratti, ma presenti e consapevoli.

Non devono perdere la magia del rito della tavola, ma devono viverne tutti i suoi aspetti.

La vita (quella vera) è molto più interessante di qualsiasi app. Perché permettere a un intruso di rovinare il momento magico di cui abbiamo il privilegio di godere ogni giorno, a casa e fuori casa?

A cena fuori: godersi il momento

  • Se siamo a cena fuori con i bambini significa che abbiamo il privilegio di essere genitori e i soldi per cenare fuori casa. Sono già due ottimi motivi per goderci la serata, tutti insieme, senza “domare” i figli con YouTube.

Parlare (tanto)

  • Chiacchierare con i bambini è meraviglioso, soprattutto con i nostri figli. Anche quando sono piccoli e dicono cinque parole. Il dialogo a tavola, luogo privilegiato per il confronto, anche fuori casa, aumenta l’autostima dei bambini e li aiuta a sviluppare un rapporto positivo con il cibo. Sono seduti a tavola con noi e meritano di partecipare alla conversazione.

Leggere il menu

  • Leggere il menu insieme è divertente, soprattutto se riusciamo a individuare ingredienti come il “Puzzone di Moena” (se siamo in Trentino) o gli Strozzapreti. Ma anche quando lo chef si è scatenato con definizioni tipo Capesante su letto di insalata con citronette, mele caramellate, rigatino e riduzione al balsamico o Capesante affumicate alle erbette aromatiche, in crosta di amaretti, cavolo viola, quinoa bio di Colfiorito accompagnate da maionese alla rapa rossa e uova d’aringa. Chissà, magari potremmo inventare anche noi nomi pazzi.

Fare i critici gastronomici

  • Dopo aver fatto l’ordinazione, è arrivato il momento di trovare tre cose belle e tre cose meno belle del locale in cui ci troviamo. Ognuno può dire la sua, dalle tende alle scarpe del cameriere. Possiamo anche fare un salto in bagno per controllare se hanno appeso il gancio per la borsa (una vera rarità!) e approfittarne per lavarci le mani. Naturalmente il lavoro del critico gastronomico continua quando viene servito il cibo, con assaggi reciproci e valutazioni su qualità, quantità, colore, gusto, impiattamento. Si mangia anche con gli occhi e con il cuore! I bambini che scrivono posso fare una tabella con i voti dei singoli piatti per poi calcolare il piatto vincitore.

Il kit di sopravvivenza

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  • L’attesa si fa lunga? Possiamo scavare nella borsa della mamma e trovare sicuramente qualcosa di divertente da fare (un pezzo di carta qualsiasi diventa un origami!)
  • se ci organizziamo in tempo salterà fuori anche un piccolo KIT “matite e blocchetto” per disegnare, colorare, scrivere
  • nella borsa possiamo anche tenere un mini memory della frutta che si riesce a fare anche a tavola

In occasione della campagna #siamogenitori Tabata propone in omaggio il KIT matitine colorate + agendina (superando i 50 euro di spesa, valido fino al 31/7/2016/)

Indovinare il conto

  •  a fine cena, proviamo a fare due conti e cerchiamo di indovinare quale sarà il conto finale del ristorante (così ne approfittiamo per fare un po di matematica sul tovagliolo di carta).

Possiamo inventarci un sacco di cose belle da fare a cena fuori insieme ai bambini, senza delegare tutto a iPhone e tablet. Faremo un enorme regalo a loro e a noi stessi.

Quando le famiglie sono disconnesse, si connettono tra loro!

#SIAMOGENITORI

La campagna #siamogenitori vuole offrire spunti e soluzioni, anche con il contributo della community di Tabata su Facebook e su Instagram.

Quando hai trovato soluzioni per intrattenere tuo figlio al ristorante o in hotel fai una foto e taggala con #siamogenitori, ma sentiti libero di taggare anche i tuoi momenti di disperazione, quando le hai provate tutte ma alla fine tuo figlio si è calmato solo con il tablet in mano: in fondo ogni tanto tutti #siamogenitori disperati, no?

Ogni settimana gli scatti più belli e saranno condivisi sul profilo Instagram di Tabata.

Circa Raffaella-mamma (quasi) green

Raffaella Caso è la creatrice di BabyGreen, dove racconta il suo percorso da single ad alto impatto a mamma (quasi) green. Alla ricerca di una vita più semplice, sana e slow, vive a Milano, nonostante tutto.

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Commenti

  1. Sono assolutamente d’accordo! Il punto è che il bambino di 4 anni lasciato solo con un tablet diventa il quindicenne che in pizzeria non parla con i coetanei! Ultimamente le cene con alcuni amici stanno diventando un problema, perché solo i miei figli non tirano fuori tablet o cellulari e restano isolati.

  2. Francesca dice:

    Io sono pienamente d’accordo con te: ma come fate quando uscite con altre coppie con figli che puntualmente vengono piazzati davanti allo schermo di uno smartphone o tablet? Quando mia figlia è l’unica Mosca bianca con pastelli e fogli? Devo farla sentire disadattata o intrattenere tutti i bambini della tavola? È veramente complicato….quando usciamo solo con lei non ho il problema tablet e compagnia bella…

  3. Nicola dice:

    Come al solito dipende dall’uso e dall’occasione.
    Se si va a cena tra di noi o con altre famiglie con figli di età compatibile il tablet o cellulare è fuori discussione. Si sceglie un ristorante in grado di gestire i bambini (dove i bambini possano fare i bambini e il servizio abbia tempi compatibili con la loro fame e capacità di attesa) e i bambini giocano tra di loro e/o con i genitori.
    Ma alle volte un genitore ha anche voglia di passare una piacevole serata con amici senza figli, magari in locali con menù dai tempi lunghi e magari senza spazi in cui un bambino possa distrarsi e allora che si fa? Se con mia figlia un foglio e dei colori potevano rappresentare un buono svago, per mio figlio l’attrattiva dura 4-5 secondi. una partita ad un videogioco, un video buffo, possono rappresentare la sintesi tra i godersi la cena da adulti e passare una serata piacevole per i bambini…

  4. Grazie grazie grazie per quest’articolo! Lo condividerò all’infinito perché non si possono vedere i bimbi a tavola che giocano con cellulari o tablet e mangiano distrattamente!!
    Grazie ancora!

  5. Yericet dice:

    Quando ero piccola, i miei genitori ci portavano a ristorante ogni tanto quando si poteva! È questa era la vera e propria gioia! Noi 5 figli ci godevamo ogni singolo istante di quelle cene! Non ricordò che mia mamma o papà mi avessero fatto da intratenitori, nessun gioco a tavola, solo tanta felicità ed emozione, vogliamo parlare del tempo che durava? Credo massimo 1 ora d mezza circa mi ricordo benissimo! Non durava 3 o 4 ore stentanti dove dovevo vedere mio padre che se la chiacchierava con altri adulti magari mentre fumava!!! No in quel momento ceravamo solo noi come famiglia! Ricordo che a casa c’erano regole molto severe dove non si poteva parlare a tavola un modo che mio padre ha creato per poterci fare mangiare bene dato che eravamo in 5 figli, e poi a letto sempre massimo alle 9 di sera! Oggi giorno i bambini sono estremamente agitati per il semplice motivo che i genitori non si sono adattati alla vita famigliare, ma sono i figli obbligati a doverlo fare! Perché adesso quando esco io con la mia famiglia e noi andiamo via massimo alle 9 c’è gente che arriva con i figli e chissà fino a che ora devono i figli stare a disposizione dei genitori! Sempre con motivi validi, ma sono sempre loro a rimetterci! Lasciamo perdere gli Smart phone 10 anni fa non c’erano e pure questo problema esisteva già! Ci vogliono solo più semplicità, è più serenità! Meno consumismo perché quando una cosa si fa sempre perde importanza e valore tutto qua!

  6. FrancescaB dice:

    Pienamente d’accordo con te, brava Raffaella per aver affrontato un argomento tanto delicato.
    Noi abbiamo insegnato con tantissima pazienza a nostro figlio di 4 anni come si deve stare a tavola. Gomiti non appoggiati al tavolo a parte, abbiamo cercato di trasmettergli che il momento del pasto non è solo un momento in cui ci si alimenta, ma QUEL MOMENTO in cui tutti i componenti della famiglia si riuniscono e CONDIVIDONO i propri momenti della giornata. Lui ama stare seduto con noi a tavola, chiacchiera un sacco, mangia commentando il cibo…mi dà perfino dei voti, in modo simpatico. I maestri mi hanno detto che a scuola fa lo stesso…cerca sempre il dialogo con i suoi compagni ed è attento a ciò che mangia, infatti ogni giorno mi sa dire esattamente cosa ha mangiato.
    Probabilmente non funziona così per tutti i bambini, forse non siamo stati solo bravi noi, anche lui ci ha messo del suo… Credo però che iniziare con il passo giusto sia di certo la cosa migliore da fare: fin da prima dello svezzamento “sederlo” a tavola al momento del pasto dei genitori, fargli osservare il comportamento dei commensali, farlo sentire parte di…
    Alla fine i bambini vogliono soltanto essere coinvolti e far parte di quel momento.
    I fogli e i colori vanno benissimo, ma ancor di più invitarli a dialogare, raccontando di sé ed insegnandoli ad ascoltare gli altri.
    Tanta fatica, ma grande soddisfazione.
    Ci è capitato spesso che nei ristoranti gli venissero fatti i complimenti da estranei per il comportamento (aspetto che mi interessa di meno) ma soprattutto per l’interesse e l’attenzione che nostro figlio ha per il cibo.
    Per quanto riguarda i tablet e gli smartphone, dovremmo dare per primi il buon esempio: no messaggini mentre si mangia, non rispondere al telefono,non scorrere le foto o vedere i video.
    Per iniziare, io non lo appoggerei nemmeno sul tavolo.

  7. Francesco dice:

    è facile puntare il dito verso un genitore che (fuori di casa) a cena, propone un device come strumento per “controllare e gestire temporaneamente” il figlio.
    vorrei tanto vederti con mio figlio, che non dorme dal giorno in cui è nato per esempio….
    si, quella volta al mese che porto mio figlio fuori a cena, ho anche il desiderio di mangiare seduto per 20 minuti senza dover correre come un matto ..perchè mio figlio è molto attivo, giochiamo, corriamo, facciamo la lotta, i lavori in giardino, andiamo a pesacare, a passeggio con i cani, in piscina ..e si, viene ascoltato, ascolta …e gioca, e fuori a cena, dopo che ha consumato il suo pasto non ho l pretesa che stia fermo immobile a discorrere (visto che ha 4 anni!!)
    …che pena di premessa questo articolo

    • Raffaella-mamma (quasi) green dice:

      Ciao Francesco, forse non conosci questo sito e non sai che qui mai si punta il dito verso i genitori. L’obiettivo è ragionare e proporre, sempre in modo propositivo.
      Purtroppo ci sono centinaia di famiglie che delegano moltissimi pasti alla tecnologia, sia a casa che fuori casa. Come dici tu, tuo figlio viene ascoltato, ma ci sono migliaia di bambini che non hanno nessun dialogo con la famiglia e che vengono “gestiti” attraverso YouTube e simili. Ragioniamoci insieme, invece di sentirci accusati o giudicati. Ciao!

  8. Francesco dice:

    il mio commento nasceva dal fatto che l’articolo sembra generalizzato come indirizzo a chi utilizza “certi metodi”

    mi piace molto la tua risposta

  9. Federica dice:

    Ciao a tutti,
    ho due figli di 7 e 2 anni con interessi decisamente differenti.
    Durante il pasto, che sia a casa o fuori non si guarda TV o smartphone, perchè a tavola parliamo e ce la spassiamo (facciamo anche il gioco dell’indovina ingrediente ma il piccolo non è ancora in grado di partecipare…). Se però loro finiscono prima, il locale non offre spazio per i bimbi e la matita e la carta hanno finito il loro effetto (con uno si disegna e l’altro gioca al gioco dell’impiccato, ad esempio), così come le carte da gioco, in deroga a tutto, cediamo al cartone sul telefonino… essì… anche noi…
    non ci piace ma così terminiamo di cenare serenamente anche io e mio marito.
    Mi sembra un giusto compromesso anche se, crescendo, sarà più facile intrattenerli entrambi.

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